Il 15 novembre inaugura Saverio La Ruina. Tra gli ospiti, Fanny & Alexander, Motus, Antonio Rezza, Atir

Il cartellone è dedicato al racconto di un’umanità attraverso i linguaggi del contemporaneo. Abbonamenti dal 15 ottobre

(Vicenza – 10.10.2013)  –  Raccontare un’umanità multiforme, a volte estrema, ma nella quale sempre tutti noi siamo chiamati a riconoscerci: poiché, parafrasando il commediografo Terenzio, “siamo esseri umani, niente che sia umano ci è estraneo”. Con questo obiettivo nasce “SIAMO UMANI 13-14”, la stagione del contemporaneo dell’Astra di Vicenza, il progetto curato da La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile di Innovazione per il Comune di Vicenza con il sostegno di Ministero dei Beni Culturali, Regione del Veneto, Provincia di Vicenza, Circuito Teatrale Arteven e Askoll.

 Artisti di primo piano della scena nazionale – tra grandi nomi come Fanny & Alexander, Motus, Antonio Rezza, Carmelo Rifici, e giovani compagnie emergenti – sono stati invitati a comporre un cartellone di 9 spettacoli dal 15 novembre all’11 aprile. Un viaggio che toccherà temi senza tempo e, insieme, di forte attualità come il rapporto tra generazioni, la questione femminile, il potere dei mass media, la dimensione giovanile, esplorati attraverso la cronaca, la letteratura, la poesia, il riferimento cinematografico, il lavoro di sperimentazione e l’immersione  nelle realtà regionali del nostro paese. Un progetto di teatro contemporaneo che, con la sua attenzione per l’innovazione dei linguaggi, vede nel pubblico giovane il suo destinatario privilegiato.

Apre la stagione venerdì 15 novembre il Premio Ubu Saverio La Ruina con il suo “Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria”, che parte da una piccola storia regionale nella quale però risuonano le voci di molteplici donne da ogni parte del mondo. Lo spettacolo è inserito anche nel programma promosso dall’Ufficio Pari Opportunità del Comune di Vicenza in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne. La carrellata di protagonisti di livello internazionale è capitanata da un’attesa “prima volta” sul palco dell’Astra, con l’arrivo della storica compagnia di ricerca Fanny & Alexander (13 dicembre) con lo spettacolo “Discorso giallo”, un’inedita e ironica indagine sugli effetti tossici della pedagogia televisiva. A seguire, torna la pluripremiata sperimentazione di Motus (25 gennaio) con il lavoro, di shakespeariana ispirazione, “Nella tempesta”, che mette in scena con il coinvolgimento del pubblico l’esperienza di un universo socio-politico tutto da rifondare. A seguire, la coppia Antonio Rezza / Flavia Mastrella (7 febbraio) con “Fratto_X”, ultimo capitolo del loro irriverente percorso artistico e già vincitore del premio Hystrio – Altre Muse 2013. Nasce dall’incontro tra altri due grandi nomi del teatro italiano, la compagnia Atir e il pluripremiato regista Carmelo Rifici, l’appuntamento dell’11 aprile  con “Yerma”, spettacolo che nasce da un lavoro pluriennale sulla vita e le opere di Federico García Lorca e mette in scena il dramma della sterilità e della scelta.

Capofila tra i giovani talenti in cartellone all’Astra, i vincitori di Premio Scenario 2013 Fratelli Dalla Via (22 febbraio) con il loro “Mio figlio era come un padre per me”, che racconta con ironia e cinismo la storia di una ricca famiglia del nordest, parabola esemplare del conflitto generazionale. E ancora, sempre dal Premio Scenario dove ha ottenuto una Segnalazione Speciale arriva il collettivo under 30 nO (dance first. Think later) (28 marzo), con il loro “Treno fermo a – Katzelmacher”, che catapulta i protagonisti della pellicola di Reiner Werner Fassbinder in un profondo sud italiano per raccontare l’incontro con lo straniero. Altro giovanissimo, – ma già vincitore del Premio Equilibrio 2011 e molto attivo all’estero, Giulio D’Anna presenterà il 30 novembre “Parkin’son”, che vede in scena il coreografo 33enne insieme al padre Stefano, terapista senza alcuna formazione di danza, nel racconto di un rapporto in cui limite diventa fonte di possibilità, dove il corpo del padre ha la lentezza e il contegno del passato, e quello del figlio la dinamicità e l’apertura del futuro. Infine, dopo l’applauditissimo “Antropolaroid”, torna sul paloscenico del teatro Astra il talento-rivelazione Tindaro Granata (15 marzo) col suo nuovo spettacolo “Invidiatemi come io ho invidiato voi” che, ispirato ad una storia vera accaduta qualche anno fa in provincia di Perugia, si muove sul terreno arduo della pedofilia.

 

“SIAMO UMANI” è arricchito anche quest’anno da momenti di dialogo e approfondimento con gli artisti, pensati con l’intento di stimolare un  confronto all’interno della comunità. In più, a lato della stagione nasce “Fabbricateatro”, un percorso laboratoriale-formativo, che incrocerà le tematiche degli spettacoli e vedrà la partecipazione di alcuni degli artisti in cartellone.

 

Gli abbonamenti sono disponibili dal 15 ottobre, in due diverse formule: l’abbonamento all’intera rassegna (intero 100 euro, ridotto 80 euro) o quello a 5 spettacoli a scelta libera (intero 55 euro, ridotto euro 45).

I biglietti saranno in vendita dal 5 novembre al costo di 13 euro l’intero e 11 euro il ridotto.

 

 

“Quella dell’Astra  è diventata, per la città e il territorio, una sala storica, che ha per anni tenuto accesa la fiamma di un teatro soprattutto contemporaneo e di ricerca, che oggi non ha perso la propria funzione né tantomeno la propria identità – spiega il Vicesindaco e Assessore alla Crescita Jacopo Bulgarini d’Elci -. Questa vocazione a narrare la contemporaneità, le sue tensioni e la sua complessità, è una volta di più riconfermata dalla programmazione della stagione 2013-2014, sostenuta da creatività, varietà di contenuti, originalità, il tutto attraverso un parterre di proposte diverse, dove troviamo generi e generazioni a confronto.  Una stagione ricca di ospitalità importanti, con molte compagnie di punta del teatro di ricerca italiano, fra graditi ritorni e qualche bella novità, tanto che è sempre grande la curiosità intellettuale di chi si aspetta dal teatro l’emozione di vedersi aprire strade nuove. Perché il teatro è per noi non un museo ma un laboratorio di idee, che procede con una logica non dissimile da quella della dolce fatica che accomuna la ricerca filosofica e quella scientifica: il teatro che solleva interrogativi, apre nuove possibilità di senso, indica nuovi modelli di azione, nuove chiavi di lettura”.

 

“SIAMO UMANI è la nuova tappa del progetto di teatro sociale e civile de La Piccionaia al Teatro Astra – concludono i curatori artistici della rassegna Nina Zanotelli e Sergio Meggiolan -. Un cartellone che ha al centro l’essere umano: insieme vincitore e perdente, vittima e carnefice, oppressore e oppresso, santo e diavolo. Un’umanità intesa come organismo fatto di parti interdipendenti, in cui nessuno esiste se non in relazione all’altro. Un progetto inevitabilmente “politico” che mette in gioco la responsabilità di ciò che siamo e di ciò che scegliamo di diventare, nell’infinita gamma di possibilità spalancate dal nostro tempo. Come ogni anno abbiamo coinvolto gli artisti più interessanti – grandi nomi e giovane compagnie – della scena contemporanea, nei cui lavori la parola – riscoperta, rivisitata, rielaborata – si leva con tutta l’urgenza della verità”.

 

Gli abbonamenti sono in vendita presso l’ufficio del Teatro Astra (Stradella Barche 5, Vicenza) con i seguenti orari: dal martedì, al venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18, e fino al 9 novembre, anche il mercoledì pomeriggio fino alle 19 e il sabato mattina dalle 10 alle 13 (escluso sabato 2 novembre).

 

 

Informazioni per il pubblico

Ufficio Teatro Astra

Stradella Barche 5

Tel. 0444 323725, info@teatroastra.it

www.teatroastra.it

 

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Informazioni per la stampa:

Gloria Marini

La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile di Innovazione

Tel. 334 9187656 – mail gloria.marini@piccionaia.org

 

 

 

 

 


IL PROGRAMMA

 

Inaugura la stagione, venerdì 15 novembre, il Premio Ubu Savero La Ruina con  “DISSONORATA. UN DELITTO D’ONORE IN CALABRIA”. Spiega l’autore: “Spesso, ascoltando le storie drammatiche di donne dei paesi musulmani, mi capita di sentire l’eco di altre storie. Storie di donne calabresi dell’inizio del secolo scorso, o della fine del secolo scorso, o di oggi. Quando il lutto per le vedove durava tutta la vita. Per le figlie, anni e anni. Le donne vestivano quasi tutte di nero, compreso una specie di chador sulla testa, anche in piena estate. Donne vittime della legge degli uomini, schiave di un padre-padrone. E il delitto d’onore era talmente diffuso che una legge apposita quasi lo depenalizzava”. Uno spettacolo che parte dalla piccola, tragica e commovente storia di una donna calabrese, nella quale risuonano le voci di molteplici donne. Donne del sud, madri, nonne, zie, loro amiche e amiche delle amiche, fino a tutto il parentado e tutto il vicinato. Una Calabria che, anche quando fa i conti con la tragedia, vi combina elementi grotteschi e surreali, talvolta perfino comici, sempre sul filo di un’amara ironia.

 

 

Sabato 30 novembre Giulio D’Anna, vincitore del Premio Equilibrio 2011, porta in scena “PARKIN’SON”. Un padre e un figlio. Sulla scena come nella vita. Un terapista di 64 anni senza una formazione di danza e un coreografo di 33 anni: due generazioni a confronto, per raccontarsi attraverso il corpo. I due eseguono movimenti speculari, si rincorrono, litigano, accennano a carezze, si abbracciano, si prendono per mano. Il giovane si aggroviglia al corpo dell’anziano, lo scala, lo alza, lo deposita. E viceversa. Giulio D’Anna racconta il suo rapporto col padre Stefano, affetto dal morbo di Parkinson, mettendo in danza un album di eventi normali in cui s’intrecciano ricordi d’infanzia, attimi presenti e sogni futuri, gioie e drammi. Al tempo stesso, un diario e un manifesto. Il limite diventa fonte di possibilità e di racconto di due storie, in cui il corpo del padre ha la lentezza e il contegno del passato, e quello del figlio la dinamicità e l’apertura del futuro.

 

Venerdì 13 dicembre protagonista sul palcoscenico dell’Astra sarà Fanny & Alexander con “DISCORSO GIALLO”. Dalle primitive istanze degli anni Sessanta orientate al recupero dell’analfabetismo, passando per palcoscenico dei buoni sentimenti targato anni Ottanta in cui i bambini diventano oggetto di spettacolo per il pubblico adulto, fino alla proposta agonistica del talent show degli anni Duemila. Uno spettacolo sugli aspetti tossici della pedagogia televisiva, che mette in scena in chiave concertistica la metamorfica figura di un emblematico adulto/bambino, soggetto e oggetto di alcuni famosi programmi televisivi intrecciati e sovrapposti: dall’esempio virtuoso del maestro Alberto Manzi di “Non è mai troppo tardi”, a Sandra Milo in “Piccoli fans”, fino a Maria De Filippi in “Amici”. Chiara Lagani è una scolaretta invecchiata con telecomando in mano, incarnazione di una società adulta ma incapace di crescere. Il giallo allude alla coercizione, al divieto, come il cartellino dell’arbitro che ammonisce e le strisce sull’asfalto che interdicono la sosta. Giallo come i lavori in corso, indizio di zone proibite. Giallo come il semaforo: attesa, limbo. Acido e luce. Ma è anche il colore della luce e del sole, il colore dell’infanzia, che è al centro del lavoro. Giallo è un bagliore che a tratti inonda la stanza, a volte buia, dei sistemi umani pieni di possibilità e atroci contraddizioni.

 

La programmazione del 2014 apre sabato 25 gennaio con “NELLA TEMPESTA” di Motus,  che torna con il nuovo progetto “2013 > 2068 animale politico”: un fronte allargato e visionario di osservazione per immaginare il futuro prossimo venturo. Una tensione che, all’opposto, ha catapultato la compagnia nel ‘600, fino al testo shakespeariano. Dentro una tempesta che è quella di un universo socio-politico tutto da rifondare, nel contatto con la diversità di un’isola aliena (utopico mondo alternativo all’autorità e all’oppressione) e dello straniero che la abita. La tempesta in cui noi stessi siamo immersi: quella economica, riconducibile all’uso sconsiderato del potere finanziario, ma anche quella dell’ostile rapporto fra etnie, fra i viaggiatori-migranti che vanno alla deriva sulla rotta di Lampedusa (da molti critici individuata come “possibile isola” shakespeariana) e ancora, l’eterno conflitto tra padri e figli, e la tempesta che sconvolge chi immagina una possibile sovversione rispetto al reale e al politico. Prospero – come Shakespeare – sa che non è più possibile essere soltanto attori o spettatori ma che, in quanto “animali politici”, siamo sempre l’uno e l’altro. Uno spettacolo che è prima di tutto un’esperienza di riappropriazione, in cui anche la comunità-pubblico può avere un ruolo attivo per fondare una sorta di istant community. Perché “La tempesta” shakespeariana non mette in scena un mondo che finisce, ma un mondo che comincia.

 

Venerdì 07 febbraio sarà la volta di Antonio Rezza e Flavia Mastrella e il loro “FRATTO_X”. Scrivono gli autori: “Si può parlare con qualcuno che ti dà la voce? Si può rispondere con la stessa voce di chi fa la domanda? Due persone discorrono sull’esistenza. Una delle due, quando l’altra parla, ha tempo per pensare: sospetta il tranello ma non ne ha la certezza. La manipolazione è alla base di un corretto stile di vita. Per l’ennesima volta si cambia forma attraverso la violenza espressiva. Mai come in questo caso o, per meglio dire, ancora come in questo caso, l’odio verso la mistificazione del teatro, del cinema, della letteratura, è implacabile. Il potere sta nel sopravvivere a chi muore. Noi siamo pronti a regnare. Bisognerebbe morire appena un po’ di più”.

 

Sabato 22 febbraio saranno in scena i vincitori del Premio Scenario 2013 Fratelli Dalla Via in “MIO FIGLIO ERA COME UN PADRE PER ME”. Spiega la compagnia: “la prima generazione ha lavorato. La seconda ha risparmiato. La terza ha sfondato. Poi noi. C’è ancora acqua che esce dai rubinetti, c’è corrente elettrica che nutre schermi e lampadine e c’è benzina nei serbatoi. C’è una bella casa, destinata a diventare casa nostra. È qui che abbiamo immaginato di far fuori i nostri genitori. Per diventare noi i padroni. Non della casa, padroni delle nostre vite. Niente armi, niente sangue. Un omicidio due punto zero. Fuori dalle statistiche, fuori dalla cronaca, un atto terroristico nascosto tra le smagliature del quotidiano vivere borghese. Il modo migliore per uccidere un genitore è ammazzargli i figli e lasciarlo poi morire di crepacuore: era il nostro piano perfetto, ma papà e mamma ci hanno preceduto e si sono suicidati per primi. Ora ci tocca di seppellirli. Ora ci tocca di vestirli. Ora ci tocca rispettare le ultime volontà di due cadaveri. Hanno vinto loro, di nuovo. I morti sono i padroni di questa epoca”. Ironia raggelante, punte di cinismo e un uso intelligente dell’italiano regionale per raccontare la storia di una ricca famiglia del nord est che è una parabola esemplare sul conflitto generazionale.

 

Dopo l’applauditissimo “Antropolaroid”, sabato 15 marzo torna al Teatro AstraTindaro Granatacon “INVIDIATEMI COME IO HO INVIDIATO VOI” che, ispirato ad una storia vera accaduta qualche anno fa in provincia di Perugia, si muove sul terreno arduo della pedofilia. Un’altra storia che viene dalla terra: questa volta, però, non dalla terra sicula e calda di “Antropolaroid”, ma da una terra cementificata che produce personaggi cha hanno perso la purezza, l’innocenza, e infine se stessi. Come Angela Abbandono. L’invidia, questo terribile strumento di sostituzione dei desideri, cancella ogni legame con la sfera affettiva degli individui e trasforma l’amore per la terra in caotico desiderio di lusso. Un demoniaco sfoggio di superflua abbondanza che non ci si può permettere, questo è il vero colpevole della vicenda. Il lusso che stupra l’innocenza e rende invidiosi, gretti, ciechi e sordidi. Il contadino siciliano emigrato (in una strana emigrazione contemporanea, di pochi chilometri) non può che raccontare il cambiamento, la trasformazione e quindi la propria corruzione: la cementificazione lenta e graduale della propria anima.

 

Venerdì 28 marzoè la volta di nO (dance first. Think later), collettivo finalista a Premio Scenario 2013 con “TRENO FERMO A – KATZELMACHER”. Venti occhi. Dieci teste. Nove cafoni, uno straniero. Quattro tasci, quattro zendraglie e un marocchino. Che parla francesismi int’o rione. Tutto attraverso i suoi occhi. Occhi sporchi di terra straniera. Che hanno paura e fanno paura. Che aspettano ’o sule e trovano ’u sangu. E l’amuri. Un amuri diverso come lui. Fermo a Katzelmacher, in un sud che è magma di province e dialetti, c’è un treno che non parte, metafora di un’attesa consumata fra indolenza, sogni a buon mercato, kitsch di canzoni neomelodiche, vitalità bloccata in un eterno ralenti. Un lavoro collettivo che porta in scena una pluralità di voci, attitudini, fisicità eccessive e debordanti che sono lo specchio di spaccati sociali osservati con attenzione. Una tensione sempre pronta ad esplodere si catalizza nell’arrivo dello straniero e si blocca su un motorino che non parte, prima di ogni corsa possibile.

 

L’ultimo appuntamento di SIAMO UMANI 2013-2014 èvenerdì 11 aprile con “YERMA” di  Atir per la regia di Carmelo Rifici. Yerma è il nome che Federico García Lorca scelse per la protagonista femminile del suo secondo dramma popolare e come titolo dello stesso testo. Alla domanda perché scegliesse soprattutto donne come protagoniste dei suoi testi, il poeta rispondeva: “perché le donne sono più passionali, più umane, più vegetali”. Tutto il teatro di Lorca ruota attorno a donne che diventano simboli. E quindi Yerma – un aggettivo che nello spagnolo corrente si usa solo per definire la terra – con questo testo diventa simbolo dell’incapacità di creare. Yerma è arida, secca, inutile. Da un lavoro pluriennale sulla vita e le opere del grande poeta spagnolo nasce questo spettacolo: il dramma della sterilità ma soprattutto il dramma della scelta. Ed è proprio nella scelta che risiede la bruciante contemporaneità di questo testo e la ragione che ha spinto la compagnia a volerlo mettere in scena, questa volta affidandosi ad un regista esterno, il pluripremiato Carmelo Rifici, ritrovando nelle sue scelte artistiche e poetiche molte affinità con le atmosfere di cui parla il testo e volendo dare, in un momento di forte individualismo sociale, un segno di trasversalità e condivisione con realtà e figure teatrali affini.