Mercoledì 18 gennaio in Basilica Palladiana lo spettacolo interattivo “Memorie del nostro fugimento. Partire è un po’ morire”, sul tema del profugato tra storia e attualità. Lo spettatore diventa parte attiva di una drammaturgia di azioni e reazioni per dare un nuovo senso alla parola “spaesamento”.

Cento anni fa, l’Altovicentino fu investito dalla furia della Strafexpedition austroungarica, che tra il maggio e l’agosto del 1916 causò l’esodo di 76.338 abitanti. Un fiume di profughi che vennero smistati, frammentando comunità e famiglie, nei paesi di pianura, in altre città del nord Italia e in piccola parte anche nel Sud, e che si trovarono a fare i conti nelle città ospitanti con un’accoglienza spesso carica di sospetto e ostilità. Dopo un secolo, il dramma del profugato è ben lontano dall’essere soltanto una pagina di storia. A partire da questa riflessione è nata una performance teatrale scritta a quattro mani da Carlo Presotto e Diego Dalla Via: “MEMORIE DEL NOSTRO FUGIMENTO. PARTIRE È UN PO’ MORIRE”, che andrà in scena mercoledì 18 gennaio (ore 21) in Basilica Palladiana, fuori abbonamento nel programma di “Terrestri 16/17”, la rassegna curata da La Piccionaia per il Comune di Vicenza con il sostegno di Ministero dei Beni Culturali, Regione Veneto e Provincia di Vicenza.

La performance vede sei attori – Paola Rossi, Matteo Balbo, Valentina Dal Mas, Lucia Ferraro, Sofia Presotto, oltre allo stesso Carlo Presotto – interagire con il pubblico, che contemporaneamente da una voce in cuffia ascolterà domande e riceverà istruzioni per gesti e piccoli movimenti. Grazie alla modalità del Silent Play, infatti, lo spettatore diventerà così parte attiva di una drammaturgia di azioni e reazioni senza ruoli prefissati, per provare a dare un nuovo significato al termine “spaesamento”: un’esperienza in prima persona, dalla parte di chi scappa e da quella di chi osserva, trovandosi a decidere se prendere posizione e reagire, oppure subire e adeguarsi. In gioco, le emozioni e le sensazioni che si provano di fronte all’altro, allo straniero, che diventa un muro bianco sul quale si proiettano le proprie paure – prima tra tutte, quella di vedersi rubare l’identità, gli oggetti e le relazioni che la disegnano.

Presentata per la prima volta in occasione del Festival Biblico 2016, la performance è nata in collaborazione con l’associazione Non dalla Guerra, nata dall’esperienza di alcuni ragazzi vicentini in Giordania, a contatto con la realtà dei profughi siriani che raggiungono la città di Al Mafraq, e cresciuta con l’obiettivo di raccogliere fondi per sostenere i progetti della Caritas giordana a favore dell’educazione dei bambini profughi e sensibilizzare la cittadinanza italiana, europea e mondiale attraverso testimonianze dirette e documentari. Tra i sostenitori, anche la Regione Veneto, il Mibact e Urban Experience in qualità di media partner.

La partecipazione è a numero limitato, si consiglia la prenotazione.

Biglietti € 12 l’intero, € 10 il ridotto, in prevendita on-line, presso l’Ufficio del Teatro Astra e in vendita la sera di spettacolo in Basilica a partire dalle ore 20.

Informazioni per il pubblico: Ufficio Teatro Astra, Contrà Barche 55 – Vicenza; telefono 0444 323725, info@teatroastra.it, www.teatroastra.it

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Gloria Marini
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