TEATRO. È questo il filo conduttore dello spettacolo della Piccionaia sull’olocausto di Sinti e Rom nella seconda guerra mondiale. La pièce è tratta dal libro di Simona Fiori, per la regia di Ketti Grunchi.

paciv tuke_recdi Laura Guarducci
Il Giornale di Vicenza, lunedì 05 febbraio 2018

“Le storie sono di tutti. Nessuna storia appartiene ad un uomo solo”. E’ questo il filo conduttore e l’invito ai giovani a sviluppare la propria sensibilità e coscienza critica, lanciato da “Paciv Tuke – Onore a te”, la nuova produzione de “La Piccionaia” sull’olocausto di Sinti e Rom per mano del regime nazista, durante la seconda guerra mondiale. Uno spettacolo intenso e commovente, tratto dall’ omonimo libro di Simona Fiori, fortemente voluto per non dimenticare questa tragedia e al quale, in due mattinate, al Teatro Astra di Vicenza, hanno assistito, con attenzione, partecipazione e curiosità, circa 800 studenti delle scuole medie (“Calderari” e “Trissino” di Vicenza e “Pedrollo” di Montebello Vicentino) e, infine, dell’Istituto Superiore “Da Schio” di Vicenza. Il linguaggio scelto dalla regista Ketti Grunchi è quello, a lei familiare e davvero efficace, della “poesia dell’umano”, in un mix tra fiaba e realtà, focalizzata su momenti di crisi e dolore vissuti dai personaggi, nella semplicità e concretezza della vita quotidiana. Affascina lo stile onirico della messa in scena, fedele al modo di scrittura del libro, che fa pensare a un certo cinema francese (quello di Jean-Pierre Jeunet, regista de “Il favoloso mondo di Amélie” ad esempio). Per adattarsi alla platea dei ragazzi è giustamente preferita la metafora rispetto alla terminologia più cruda e realistica, usata nel romanzo. Il dolore e la privazione del campo di concentramento di Auschwitz, dove i tre protagonisti sono deportati, si mescola all’ allegria dei loro momenti insieme nella prima parte della vicenda, dove si muovono in una carovana circense, al suono di melodie tzigane, scelte dalla regista con grande attenzione. Gli attori Francesca Bellini, Aurora Candelli, Julio Escamilla e Gioele Torresan sanno trasportare i giovani spettatori nelle avventure, scandite capitolo per capitolo, di “una fanciulla che si credeva vecchia e brutta e invece era un incanto, una donna grande e grossa con una folta barba che a vederla l’anima ti rideva e un uomo così piccolo da esser detto nano, con un cuore grande da gigante”. Molti applausi e domande nel momento di confronto con regista e scrittrice, che hanno confermato l’interesse dei ragazzi per quest’iniziativa di inclusione sociale proposta dall’ Assessorato alla Formazione del Comune di Vicenza.