socrate il sopravvissuto

Teatro Super di Valdagno
Finisterre Teatro ai Confini 6^ edizione

Dal romanzo “Il Sopravvissuto” di Antonio Scurati
con innesti liberamente ispirati a Platone e a Cees Nooteboom
drammaturgia Simone Derai e Patrizia Vercesi
costumi Serena Bussolaro e Simone Derai
maschere Silvia Bragagnolo e Simone Derai
musiche Mauro Martinuz
regia Simone Derai
interpreti Marco Menegoni, Iohanna Benvegna, Marco Ciccullo, Matteo D’Amore, Piero Ramella, Viviana Callegari, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi
coproduzione Festival delle Colline Torinesi, Centrale Fies

Il giorno della maturità uno studente entra in aula e spara sulla commissione d’esame, lasciando in vita solo il professore di storia e filosofia. Accostando il romanzo “Il sopravvissuto” di Antonio Scurati agli insegnamenti di Socrate, Anagoor si interroga sul ruolo del maestro in uno spettacolo maturo e profondo, che consacra Simone Derai come “uno dei più fini produttori di pensiero della scena italiana”.
Anagoor è uno dei gruppi leader del teatro d’innovazione italiano contemporaneo. Attraverso un sistema di codici espressivi affascinante e fuori dagli schemi, affronta in questo spettacolo un tema di cui è particolarmente sentita l’urgenza, quello della questione educativa. Lo spettacolo entra in una classe, in una scuola come tante traendo ispirazione dal romanzo di Antonio Scurati “Il sopravvissuto”. Vi si immagina che uno studente, giunto all’ambìto traguardo della maturità, arrivi davanti alla commissione d’esame e la massacri a colpi di pistola, risparmiando soltanto l’insegnante di storia e filosofia. Una vicenda purtroppo per nulla lontana da scenari che ci appaiono troppo spesso sulle pagine di cronaca. Ma lo spettacolo non tratta affatto di cronaca nera. Alterna a questa linea narrativa la rappresentazione della morte di Socrate che, ricevuta la condanna e attorniato dai suoi discepoli, si appresta ad assumere la cicuta: così anche nella drammaturgia, alle pagine di Scurati si intersecano brani dal “Fedone” di Platone, in un corto circuito espressivo fra attualità e cultura classica.

“Si parte dallo sconforto dell’insegnante che, per l’incalzare del calendario scolastico, o per l’indicibilità del Male, per l’impossibilità di spiegare il Male in sé della nostra epoca deve limitarsi ad elencare stragi e stermini del Novecento, dalla Shoah alle pulizie etniche, senza alcuna concreta prospettiva di entrare nel merito o cercarne le ragioni. (…) È lo struggente contrasto fra la consapevolezza adulta del dolore (…) e il bisogno dei giovani di cogliere ‘il palpito dell’infinito’. È il rapporto tra corpo e anima, tra aspirazione all’immortalità e coscienza della fine. In questo incontro-scontro fra l’insegnamento come inganno a fin di bene e il ‘sesto senso per la sofferenza cosmica, che è l’unica facoltà conoscitiva in possesso della giovinezza’, la regia di Derai crea immagini di folgorante intensità”.
Renato Palazzi (il sole 24 ore)


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