scuole elementari

tutti all'astra | 36° rassegna teatro scuola

regia e drammaturgia e costumi Giuliano Scarpinato
assistente alla drammaturgia Gioia Salvatori
con Michele Degirolamo, Federico Brugnone
in video Elena Aimone
scene Diana Ciufo
luci Danilo Facco
videoproiezioni Daniele Salaris
movimenti scenici Gaia Clotilde Chemetich
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Accademia Perduta Romagna Teatri

età consigliata 8-14 anni
Tecnica usata teatro d’attore

Alan e suo padre Abdullah lasciano una notte il loro paese, Kobane, dove la guerra sta portando via le scuole, le case, gli alberi; salgono su una barchetta sgangherata e colma d’anime, per arrivare molto lontano. Ma quella notte una grande onda rovescia la barchetta come fosse di carta: Alan scivola via dalle braccia forti di suo padre, cade giù dentro il mare profondo. Lì diventa fratello delle alghe, dei coralli, dell’anemone colorato: un bambino – pesce, che da quel momento appartiene all’acqua, per sempre. Da quel giorno, Abdullah torna sempre alla stessa ora davanti al mare che ha preso Alan, per portargli i fiori più belli. Prega per il suo bimbo, prega forte: e così un mattino, all’alba, Alan lo sente, ed esce fuori dalle onde per abbracciare il babbo. Solo per pochi minuti però: quando il mare scandisce il suo rintocco, Alan deve tornare indietro. Così il giorno dopo, e poi ancora l’altro. Ma ad Abdullah non bastano pochi minuti, non vuole vivere senza il suo bambino. Un giorno decide di andare da lui, entrare nel mare: e lì Alan lo prende per mano, lo guida nella sua nuova bellissima casa. Ancora una volta, solo per poco tempo: Abdullah non appartiene al mare, ma alla terra, ed è lì, gli sussurra nell’orecchio il suo bimbo speciale, che dovrà continuare a vivere, ed essere felice. Raccontare l’indicibile: la storia del piccolo profugo siriano Alan Kurdi La storia di Alan Kurdi, il piccolo profugo siriano annegato a settembre 2015 sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, ha costituito un momento di svolta nella nostra percezione, ormai da tempo “anestetizzata”, della drammatica epopea vissuta negli ultimi anni dai milioni di uomini, donne e bambini fuggiti dai propri paesi (Siria, Iraq, Afghanistan) per approdare in Europa. L’immagine di Alan, potente e ineludibile, è un punto di non ritorno. Lo è stata per Nilufer Demir, la fotoreporter che ha scattato la foto-simbolo (“Ero pietrificata. L’unica cosa che potevo fare era fare in modo che il suo grido fosse sentito da tutti”, ha dichiarato); lo è stata, oltre ogni misura di umana sofferenza, per il padre Abdullah al – Kurdi, che insieme al figlio più piccolo ha visto morire sotto i propri occhi il fratellino Galip e la moglie Rehan.


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