l.i. | lingua imperii

LINGUA IMPERII
VIOLENTA LA FORZA DEL MORSO CHE LO AMMUTOLIVA

con A. Bragagnolo, M. Beraldo, M. Callegari, M. Crosato,
P. Dallan, M. Menegoni, G. Movsisyan, E. Oanca, M. Tonietto
e con H. Perkmann, H. Aue, B. Steinegger, L. Voss
musiche originali P. Dallan, S. Derai, M. Martinuz,
M. Menegoni, G. Movsisyan, M. Tonietto
musiche non originali Komitas Vardapet,
musiche della tradizione medievale armena
drammaturgia Simone Derai, Patrizia Vercesi

Lingua Imperii è la lingua dell’impero inteso come dominio coercitivo. È la lingua povera, bruta ed ingannevole delle propagande fasciste. Sono gli alfabeti e le lingue insegnate a forza. Ma è anche il bavaglio o l’assenza di voce imposti come un dono violento dai dominatori. Infine è il linguaggio stesso della violenza. Storie di cacce innominabili: non metafore ma fenomeni storici concreti, antiche odiose abitudini secondo le quali, nelle forme della caccia, alcuni uomini si sono fatti predatori di altri uomini e, ancora nel XX secolo, hanno intriso il suolo d’Europa del sangue di milioni di persone: tanto il suo cuore civile, quanto le sue vaste foreste, fino ai suoi estremi confini montuosi.
Il Caucaso, limite estremo dell’Europa, confine geografico naturale, montagna delle lingue e intreccio fittissimo di popoli, labirinto che traccia e insieme confonde i confini, si erge massiccio come epicentro della memoria e luogo mitico di questo giudizio, come nella poesia di Eschilo. In scena una piccola comunità di donne e uomini e una cantante di origine armena, depositaria di un patrimonio musicale tradizionale antichissimo e della memoria di un popolo offeso da un genocidio non dimenticato ma spesso ancora ignorato. Un lavoro rigoroso ed emozionante che, nella forma del coro tragico in cui si intrecciano il canto, la musica e il gesto, mescola parole e visioni, scardina generi e categorie svelando un talento compositivo sorprendente.


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