la notte delle lucciole

20/02/2009  Vicenza > stagione teatrale 2008 >09

la notte delle lucciole

Regia Roberto Andò
uno spettacolo di Roberto Andò e Marco Baliani
testi di Leonardo Sciascia
con Marco Baliani
e Coco Leonardi
e Andrea Martorano, Umberto Nesi, Felice Panico, Armando Pizzuti, Alexandre Vella

In una notte speciale illuminata dalle lucciole e dalle parole di due grandi scrittori del nostro tempo è ambientato l’atto unico di Roberto Andò, che ancora una volta attraverso il teatro, come già in passato ha fatto col cinema, interroga la Sicilia e uno dei suoi più emblematici testimoni, Leonardo Sciascia, qui interpretato da uno dei massimi esponenti del teatro di narrazione, Marco Baliani.
Un debutto in prima nazionale dopo uno studio a Palermo per raccontare in scena due scrittori dell’azione e della verità, Sciascia e Pasolini, due protagonisti della parola e del pensiero che, attraverso un immaginario dialogo amicale a distanza, diventano messaggeri di una lucida investigazione. Lo spazio è quello di un’aula scolastica, memoria degli anni in cui Sciascia fece il maestro elementare a Racalmuto, e dalla cui esperienza nacque il suo romanzo d’esordio, “Le Parrocchie di Regalpetra”. Uno spazio che di volta in volta assume, attraverso la parola e l’azione, le sembianze dolenti e allucinate della zolfara, o del Parlamento, o l’oscurità fantasmatica di un luogo squarciato dai lampi di un pensiero intriso di pena, ma inesorabile nel suo ragionare per l’uomo. In questo spazio metamorfico dell’aula, oltre al narratore- Baliani, un vecchio e sei bambini giocano il gioco eterno e immutato del boia e della vittima, del servo e del padrone, del candore e della follia. Ma è Sciascia, attraverso il racconto in prima persona, attraverso la parola testimoniale, a muovere in forma di veglia questa fuga su Pasolini (visto come un fratello), dando alle sue parole il carattere di una estrema riflessione sulla morte, sulla scrittura come inesorabile contestazione del potere della morte, del suo prestigio, formulando la più limpida intonazione dell’impegno, laicamente inteso. Teatro politico, dove la parola serve a stanare il pensiero nascosto e la menzogna, senza rinunziare all’interrogazione (pirandelliana) sul mistero esistenziale. –


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