la semplicità ingannata

la semplicità ingannata
satira per attrice e pupazze
sul lusso d’esser donne

liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti
e alla vicenda delle Clarisse di Udine
di e con M. Cuscunà, assistente alla regia M. Rogante
disegno luci C. “Poldo” Parrino, disegno del suono A. Sdrigotti
tecnica di palco, delle luci e del suono M. Rogante, A. Sdrigotti
realizzazioni scenografiche Delta Studios, E. Ferrandino
realizzazione costumi A. Guglielmi
Menzione d’onore al Premio Eleonora Duse 2012

 

Nel Cinquecento avere una figlia femmina era un problema piuttosto grosso. Una figlia bella e sana era economicamente vantaggiosa perché poteva essere accasata con una dote modesta, ma una figlia meno appetibile o con qualche difetto fisico corrispondeva ad un esborso pesante. Un mercato matrimoniale segnato dalla continua inflazione delle doti, alla quale si dovette porre rimedio trovando una soluzione alternativa per sistemare le figlie in sovrannumero: la monacazione forzata. La semplicità ingannata dà voce ai tentativi di emancipazione femminile, immediatamente soffocati e dimenticati, avvenuti in Italia già nel Cinquecento, e alle testimonianze di alcune giovani donne, le monache del Santa Chiara di Udine, che in quel periodo lottarono contro le convenzioni sociali riuscendo a trasformare per diversi anni il convento in uno spazio di contestazione, libertà di pensiero e di critica alla cultura maschile con un fervore culturale impensabile per l’universo femminile dell’epoca. Una rivoluzione di cui non sentiamo più il bisogno, e forse non per un caso fortuito, ma per una precisa strategia che, anche se con modalità apparentemente diverse, schiaccia ancora le donne sotto lo strapotere maschile.


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