Luce Nera

03/03/2007  Vicenza > stagione teatrale 2006 >07

Luce Nera

LA PICCIONAIA – I CARRARA
DEDALOFURIOSO Luce nera

con PATRICIA ZANCO e ROBERTO DANI
installazione scenica e luci Gianandrea Gazzola
composizione drammaturgica Patricia Zanco
musiche Roberto Dani
regia Daniela Mattiuzzi

Al centro di una vicenda abitata dalla vertigine, l’attrice/attore è in una scena, data con elementi essenziali ed abitata da fantasmi della sua mente. La dimensione sonora di voce e musica si fa costruzione scenica. Immagini potenti nella penombra di un luogo fisico mentale. Una esplorazione fi no al cuore della musica, verso l’inconscio del suono, un cammino che non arretra di fronte ad alcun suono interiore, bensì lo subisce trasformandolo….

In uno spazio estremo, circoscritto, ma internamente aperto, infi nito; ombre, incerte se appartenere al panico sommerso o alla luce della notte. Nascono geometrie per tenere insieme una materia quale la follia, che per sua natura sfugge verso l’indistinto. In questa dialettica si crea quel mondo provvisorio di cui rigore e caos si contendono il dominio. … In uno spazio estremo, circoscritto, ma internamente aperto, infi nito; ombre, incerte se appartenere al panico sommerso o alla luce della notte. Nascono geometrie per tenere insieme una materia quale la follia, che per sua natura sfugge verso l’indistinto. In questa dialettica si crea quel mondo provvisorio di cui rigore e caos si contendono il dominio. (Gli Autori)
Oltre il travestimento è il lavoro sul protagonista portato in scena da una donna, un lavoro di sottrazione così che il
travestimento non sembra innaturale. Non con l’imitazione esteriore ma partendo da sé….l’anima brucia il corpo, e il contenuto fa scoppiare il contenente, diceva Sarah Bernhardt, trasformando la virilità in una maschera estrinseca. Sfugge l’identità. La differenza fra i sessi è incontrollata nella mente avvolta nelle oscurità dell’inconscio. La voce che ne nasce accanto ne costituisce l’eco. (cfr.Laura Mariani. Sarah Bernhardt, Colette e l’arte del travestimento. Il Mulino1996).

“Luce Nera nasce mettendo in evidenza il fondo di silenzio che percorre tutto il racconto “Il cuore

rivelatore” di E. A. Poe.

Cosa c’è da capire da un pazzo quando ci racconta fi n nei minimi particolari come e perché ha ucciso un uomo, affermando e negando la sua pazzia? Un pazzo, un folle, oppure solo un uomo che grida il suo dolore. Un grido disperato che allo stesso tempo suggerisce e contiene “qualcosa” di vitale e reale. La vita con tutta la sua follia, la morte con tutta la sua realtà. L’eterna lotta si nasconde e si confonde dentro ad una strategia omicida, lucida e paranoica, dentro a un delirio che diventa tema portante e racconto tessuto sull’ordito del silenzio. Un viaggio esplorativo dentro al luogo oscuro, ma estremamente potente, che incarna il tempo, la morte, il desiderio, insomma l’oscurità dell’inconscio e la sua ombra. A volte penso che uno spettacolo teatrale non è che una manciata di tempo che abbiamo conquistato per parlare di quell’esperienza che si avvicina al senso del vivere, accostandosi alle nostre piccole storie, per farle risaltare in un evento puro, capace di mostrare gli ineludibili desideri del cuore, quel tratto tenace che aspira alla verità. Luce Nera è allora un cammino a ritroso nelle dimore della memoria e dell’esperienza di un uomo, in quel fondo di cocci e di silenzio che divide e coniuga la follia dalla ragione, l’adulto dal bambino. Il dentro dal fuori. La luce dall’ombra. Il fragore dal silenzio. Dove si nasconde una supplica, una preghiera. E per un attimo il piacere di sentire la sostanza di un silenzio vero. Una goccia dopo l’altra il silenzio cade, ritorna il vento della tenebra e il fragore delle ossessioni fermentate dentro ad abissi e deserti senza nome. I pensieri che le attraversano sono come un cavallo fi ero e bianco. Affonda gli zoccoli nel nero dell’acqua e nel fuoco della sabbia. Ritmicamente come un cuore pulsante. Dedicato a tutte quelle persone che, come diceva Clarice Lispector, “Simbolicamente muoiono tante volte solo per sperimentare la resurrezione”. Oppure, più semplicemente, andare a teatro ad ascoltare un pazzo che ci ricordi il rumore del nostro cuore.”
Daniela Mattiuzzi


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